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Il 14 ottobre 2020 si è tenuta una riunione tra il Governo e le principali confederazioni sindacali italiane CGIL, CISL e UIL, per discutere sulla riforma delle pensioni con l’obiettivo di ridefinire i termini della sistema delle pensioni anticipate. Durante l’incontro l’Esecutivo e i sindacati si sono orientati sull’ipotesi di una vera e propria Riforma pensioni 2021.

Vediamo nel dettaglio quali potrebbero essere i futuri sviluppi della riforma delle pensioni.

Quando si va in pensione oggi in Italia?

Un mini promemoria prima di addentrarci nella riforma delle pensioni. Quali sono le modalità di pensionamento ordinarie oggi in Italia?

  1. Pensione di vecchiaia: per averne diritto il lavoratore deve aver compiuto il 67esimo anno di età e maturato almeno 20 anni di contributi;
  2. Pensione anticipata: qui i requisiti di accesso sono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, indipendentemente dall’età.

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Pensioni anticipate più flessibili

Una delle principali novità della riforma delle pensioni sarà l’estensione delle pensioni anticipate a più categorie di lavoratori. L’obiettivo, infatti, è quello di lasciare a quanti più lavoratori possibili la possibilità di scegliere di ritirarsi dal mondo del lavoro usufruendo di questo sistema speciale.

Oggi già si parla della pensione a 62 anni ma soltanto quando sarà ultimata la riforma pensioni 2021 potremo vederci più chiaro sull’argomento. Per ora sappiamo che gli organi di Governo, i sindacati e i lavoratori italiani chiedono una revisione completa del sistema di previdenza soprattutto perché – e lo si ripete ormai da anni – l’età di pensionamento per vecchiaia nel nostro Paese, cioè 67 anni, è molto più alta rispetto alla media degli stati occidentali.

Il processo per estendere il sistema delle pensioni anticipate è stato velocizzato anche dall’arrivo della pandemia di COVID-19 sia perché con il Coronavirus molti dei lavoratori più anziani sono esposti a grandi rischi per la salute sia perché la pandemia farà aumentare il numero dei disoccupati e dei lavoratori precari.

La doppia flessibilità

La riforma pensioni 2021 potrebbe concedere la pensione anticipata a 62 o 63 anni con 36 o 37 anni di contributi come indicato in seguito:

  • chi ha svolto mansioni gravose e usuranti andrebbe in pensione a 62 o 63 anni senza eccessive riduzioni sull’assegno pensionistico;
  • per gli altri lavoratori la soglia minima potrebbe essere fissata a 64 anni di età, con 37 o 38 anni di contributi, ma con una maggiore penalizzazione sull’assegno.

L’ipotesi per Quota 41

Tra le ultime notizie sulla riforma delle pensioni ce ne è una che riguarda anche Quota 41.

Oggi hanno diritto a Quota 41 i lavoratori precoci con 41 anni di contributi alle spalle – di cui uno maturato prima dei 19 anni di età – che si trovino in una delle seguenti condizioni:

  1. lavoratori gravosi e usuranti;
  2. invalidi gravi al 74%;
  3. disoccupati di lunga data;
  4. caregiver.

Quota 41 per tutti? Non possiamo che sperare; per ora Il Governo ha espresso l’intenzione di estenderla ai lavoratori fragili i quali, per via delle loro condizioni di salute, sarebbero più a rischio per le complicanze da Coronavirus.

Che fine farà Quota 100?

Come funziona Quota 100 oggi? La Legge di Bilancio del 2019 ha introdotto la Quota 100 in via sperimentale fino al 2021. Quota 100 disciplina la pensione anticipata per tutti i lavoratori italiani con:

  • almeno 38 anni di contributi;
  • almeno 62 anni di età.

Il lavoratore deve garantire una finestra di uscita di 3 mesi per il settore pubblico e 6 per quello privato.

Quando scade Quota 100? Il 31 dicembre 2021. Per questo motivo si ipotizza che il Governo la rimpiazzerà con misure pensionistiche simili che tuttavia devono ancora essere discusse nell’ambito di un vertice dedicato alla Riforma pensioni 2021.

Opzione Donna

La Legge di Bilancio 2021, che è stata siglata tra sabato 17 e domenica 18 ottobre e entrerà in vigore dal 31 dicembre 2020 se approvata in via definitiva, proroga Opzione Donna per il prossimo anno. Quest’opzione pensionistica consente alle donne di 58 o 59 anni di età con 35 anni di contributi di andare in pensione in anticipo.

Più in dettaglio, possono uscire in anticipo le donne nate nel 1962, se lavoratrici dipendenti, e nel 1963, se autonome. Questo almeno fino al 31 dicembre 2021.

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Proroga dell’APE sociale

E fra le ultimissime sulla riforma delle pensioni c’è anche la proroga dell’APE sociale per il 2021.

L’APE sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a lavoratori o disoccupati con determinate caratteristiche. Si tratta di una misura sperimentale introdotta dal 2017 al 2019 e riconfermata successivamente per il 2020. L’indennità, erogata dall’INPS, non può superare i 1.500 euro al mese.

APE sociale chi ne ha diritto? Questo anticipo pensionistico spetta ai soggetti che abbiano almeno 63 anni di età, siano residenti in Italia, non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero che si ritrovino in una delle seguenti situazioni specifiche:

  1. almeno 30 anni di contributi e essere disoccupati Oppure con invalidità civile almeno al 74% Oppure assistere con Legge 104 il coniuge, la persona con cui si è in un’unione civile o un parente di primo grado convivente al momento della domanda;
  2. almeno 36 anni di contributi e aver svolto almeno 6 anni di attività lavorative gravose al momento della domanda.

Contratto di espansione e riforma delle pensioni

La riforma delle pensioni nel 2021 potrebbe estendere contratto di espansione alle aziende che hanno meno di 1000 dipendenti.

Il contratto di espansione è stato introdotto il 30 giugno 2019 con il D.Lgs. 148/2015 art. 41 e consente alle imprese con più di 1000 dipendenti di gestire situazioni di esubero del personale con il prepensionamento dei lavoratori più anziani. Dopo la prima sperimentazione nel biennio 2019/2020, potrebbe essere esteso anche ad aziende più piccole a partire dal 2021.

Ciò permetterebbe ai dipendenti delle aziende interessate dai contratti di espansione di ritirarsi dal lavoro con 5 anni di anticipo ottenendo dal datore di lavoro un indennità mensile, calcolata dall’INPS in base ai contributi versati fino al momento in cui cessa il contratto. Soltanto nel momento in cui il lavoratore “esodato” sarà in possesso dei requisiti minimi per la pensione ordinaria, di vecchiaia o anticipata, percepirà l’assegno pensionistico vero e proprio.

Conclusioni

Abbiamo visto passo per passo quali potrebbero essere i futuri sviluppi nello scenario pensionistico italiano.

Per quanto non esistano ancora soluzioni definitive sull’argomento, sembra assai probabile una maggiore flessibilità per il pensionamento anticipato. Sappiamo d’altra parte con certezza che sia Opzione Donna sia APE sociale sono stati già prorogati per il 2021 e che il Governo sta pensando di estendere Quota 41 ai lavoratori fragili dopo il COVID-19.

In attesa di nuovi provvedimenti, non ci resta che seguire le ultimissime sulla riforma delle pensioni.

Noi siamo qui per informarvi.