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Con la quota 41 la riforma Fornero non spaventerebbe più i futuri pensionati.

Il mese di dicembre è sempre un periodo di forti attese e cambiamenti in ambito previdenziale, il quale viene puntualmente messo in discussione dall’elaborazione della nuova legge di bilancio.

Quest’anno, oltre alla quota 41, gli argomenti toccati che hanno “tenuto sulle spine” i futuri pensionati riguardavano la riconferma della quota 100, dell’opzione donna e dell’ape socialconfermate ed inserite all’interno della legge di bilancio 2020.

Diverso destino ha avuto la quota 41 la quale, secondo voci di corridoio, era argomento di discussione all’interno della finanziaria 2020, ma non ha ricevuto l’accettazione unanime che ne avrebbe consentito l’operatività e l’estensione a tutte le categorie di lavoratori favorendone così il pensionamento.

Che cos’è?

La quota 41, come si può intuire, consentirebbe l’accesso alla pensione anticipata con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica in possesso, a tutte le categorie di lavoratori.

Questa è attualmente utilizzata per consentire alla sola categoria dei lavoratori precoci di accedere al pensionamento anticipato.

Fautore e fiero sostenitore della quota 41 è il movimento 5 stelle, il quale aveva introdotto tale misura nel precedente governo con la volontà di allargare la platea di beneficiari negli anni a venire.

L’avanzamento di tale riforma indebolirebbe ulteriormente gli effetti della ormai nota “Riforma Fornero”, grazie alla quale oggi per poter accedere al prepensionamento occorrono 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne.

L’apertura della suddetta quota a tutte le categorie di lavoratori consentirebbe di ritornare indietro nel tempo quando il requisito contributivo per il prepensionamento, senza distinzioni di categoria, era 40 anni di contribuzione.

Quota 41
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Quando entrerà in vigore quota 41?

A spingere verso l’introduzione di tale riforma, oltre al movimento pentastellato, vi sono anche i sindacati i quali pongono una certa pressione al governo in carica considerando che 41 anni di lavoro sono più che sufficienti per consentire l’uscita dal mondo del lavoro.

Lo stesso Presidente del Consiglio in carica, Conte, ha confermato la volontà da parte del governo di elaborare una riforma che consenta l’ampliamento, ma non prima dello scadere triennale della famigerata quota 100 previsto per il 2021.

Resta da capire soprattutto quali saranno i costi di questa misura (e se saranno sostenibili). Si lavorerà in questa direzione già dai prossimi mesi, con l’obiettivo di introdurre Quota 41 per tutti a partire dal 2022.

 

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