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La pensione di guerra è una somma di denaro che lo Stato corrisponde ai cittadini che hanno subito menomazioni nell’integrità fisica o la perdita di un congiunto a causa della guerra. Più che una pensione è un risarcimento riconosciuto agli interessati per la riparazione di un danno subito senza colpa a causa della guerra e, proprio per questo motivo, non concorre a formare il reddito individuale. È inoltre irrilevante ai fini sanitari o previdenziali.

La pensione di guerra è disciplinata dal DPR 23 dicembre 1978, n. 915 – Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra. Fino al 28 febbraio 2011 veniva erogata dalle Direzioni territoriali dell’economia e delle finanze mentre dal 1º marzo 2011 le attribuzioni sono passate alle Ragionerie territoriali dello Stato.

Perché ha ancora senso parlarne oggi?

Che senso ha porsi il problema della pensione di guerra quando sono trascorsi più di 70 anni dall’ultimo conflitto mondiale? In realtà la questione è più attuale di quanto si possa immaginare.

Se vogliamo capire perché, pensiamo che questo risarcimento è garantito prima di tutto ai reduci di guerra, cioè i soldati che hanno subito menomazioni nell’integrità fisica mentre combattevano in prima linea. Ma spetta la pensione di guerra agli eredi e anche ai civili menomati nel fisico dai conflitti bellici, anche per cause indirette.

Per farci un’idea sulla portata del fenomeno vittime civili della guerra, dobbiamo considerare che ogni anno vengono ritrovati in Italia circa 60.000 ordigni di origine bellica funzionanti, ancora oggi. Non sono poche le persone che durante la guerra e dopo il 1945 si sono ferite accidentalmente per lo scoppio di queste bombe e purtroppo è capitato anche in tempi recenti.

La guerra, quindi, fa sentire i suoi effetti negativi sulla popolazione per decenni e l’invalidità di guerra è un tema tanto rilevante quanto quello dell’invalidità civile. Il boom di richieste della pensione di guerra c’è stato intorno al 1970 e molte vittime civili del dopoguerra percepiscono ancora oggi il risarcimento dello Stato.

Pensione di guerra a chi spetta?

L’art. 1 del DPR 23 dicembre 1978, n. 915 – Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra recita:

La pensione, assegno o indennità di guerra previsti dal presente testo unico costituiscono atto risarcitorio, di doveroso riconoscimento e di solidarietà da parte dello Stato nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell’integrità fisica o la perdita di un congiunto.

In base a questa normativa possiamo fare una distinzione tra pensioni dirette, richieste dagli ex militari rimasti invalidi al fronte, e pensioni indirette, i cui beneficiari sono congiunti di una vittima della guerra, figli, coniugi o genitori.

Vediamo nel dettaglio a chi spetta la pensione di guerra.

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Pensione diretta

Possono chiedere le pensioni dirette di guerra:

  • i militari delle forze armate;
  • chi appartiene ai corpi o servizi ausiliari, le infermiere volontarie della Croce Rossa e i soggetti civili militarizzati;
  • i membri dei reparti militari impiegati per conto dell’ONU.

Sempre il Testo unico nell’art. 8 stabilisce che:

Sono liquidate pensioni, assegni o indennità di guerra ai cittadini italiani divenuti invalidi ed ai congiunti dei cittadini italiani morti per qualsiasi fatto di guerra che sia stato la causa violenta, diretta e immediata dell’invalidità o del suo aggravamento, o della morte.

La pensione diretta spetta anche ai soggetti civili che a vario titolo sono stati vittime di eventi bellici pur non avendo combattuto in prima persona. E questo è anche il caso di scoppio accidentale degli ordigni bellici che abbiamo visto poco fa.

Pensione di guerra eredi o indiretta

Lo Stato ha previsto la pensione di guerra agli eredi. Ma di quali eredi si tratta? Percepiscono la reversibilità delle pensioni di guerra i seguenti congiunti dell’ex titolare del risarcimento che sia deceduto per cause interdipendenti e non interdipendenti con quella per la quale ne beneficiava:

  1. il coniuge superstite che mantenga lo stato vedovile o se divorziato a condizioni particolari
  2. i figli orfani minori di 21 anni o studenti universitari non oltre il 26° anno di età
  3. i figli maggiorenni inabili in condizioni economiche di disagio

Le pensioni indirette, sotto forma di assegno di reversibilità, vengono erogate anche ai genitori che abbiano perso un figlio per causa bellica. Secondo le disposizioni vigenti un genitore che ha perso il figlio a causa della guerra percepisce 186 euro al mese.

Pensione di guerra a quanto ammonta?

Iniziamo da qualche dato: solo il 15% dei titolari percepisce più di 6000 euro l’anno e più del 50% meno di 3000 euro. Sfortunatamente l’importo delle pensioni di guerra è piuttosto contenuto. La Corte dei Conti si è espressa sull’argomento precisando che i trattamenti pensionistici di guerra sono assimilabili più a un indennizzo che non a un risarcimento. La differenza sta proprio nella entità della somma erogata, troppo bassa rispetto al danno subito mentre il risarcimento per legge dovrebbe essere equivalente al danno.

Il trattamento economico è fissato a seconda della menomazione subita. La gravità del danno, quindi l’entità del risarcimento, è definita per livelli di gravità espressi da 8 categorie in misura tabellare. In altre parole l’importo della pensione di guerra è calcolato in base al grado della menomazione che deve essere presente nelle categorie tabellari contenute nel DPR 915/1978.

La svalutazione

Il problema di questi trattamenti pensionistici sta nel fatto che dal punto di vista della giurisprudenza siamo rimasti praticamente fermi al 1978. In assenza di leggi recenti in materia, le pensioni di guerra si svalutano sempre di più con il passare del tempo e l’aumento dell’inflazione. Nonostante l’aggiornamento annuale degli importi, oggi sono del tutto insufficienti a coprire il risarcimento e ad assolvere il loro compito.

L’importo della pensione di guerra ai giorni nostri

L’allineamento degli importi è calcolato sulle variazioni dell’indice ISTAT delle retribuzioni minime contrattuali degli operai dell’industria, secondo l’art. 9 della legge 3 giugno 1975, n.160 e la legge 10 ottobre 1989, n. 342.

Nel 2020 l’indice di rivalutazione è stato dell’1,7% e l’importo mensile delle principali pensioni di guerra si presenta come segue:

Pensioni dirette

1ª categoria: 681,42 euro
2ª categoria: 613,16 euro
3ª categoria: 544,18 euro
4ª categoria: 477,69 euro
5ª categoria: 409,43 euro
6ª categoria: 341,28 euro
7ª categoria: 272,93 euro
8ª categoria: 204,68 euro

Pensioni indirette

Tabella G
Orfani e vedove/i di guerra o di invalidi di 1ª categoria: 386,77 euro
Assegno di maggiorazione: 95,76 euro
Assegno supplementare 1ª categoria semplice: 98,22 euro

Tabella N | Pensione di guerra reversibilità
2ª categoria: 225,08 euro
3ª categoria: 198,90 euro
4ª categoria: 174,58 euro
5ª categoria: 149,74 euro
6ª categoria: 124,72 euro
7ª categoria: 114,52 euro
8ª categoria: 111,41 euro

Tabella M | Genitori di caduto
per la perdita di 1 figlio: 186,47 euro
per la perdita di 2 figli : 354,31 euro