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Accade sovente che un cittadino al quale sia stata riconosciuta la condizione di cecità parziale, richieda il riconoscimento della indennità di accompagnamento, in quanto la minorazione della cecità è determinante affinche sia integrata l’impossibilità di svolgere gli atti quotidiani della vita.

Sul punto, la Corte di Cassazione, con sentenza  n. 30568/2019 ha affermato la cumulabilità delle predette prestazioni statuendo specificamente che  “La condizione di cecità parziale in capo ad un soggetto può concorrere ad integrare, unitamente ad altre patologie, una condizione di inabilità totale che, al ricorrere dei requisiti previsti dalla legge n. 18/1980 (impossibilità a deambulare senza l’ausilio permanente di un accompagnatore o incapacità di attendere agli atti quotidiani della vita), riconosce il diritto alla percezione dell’indennità di accompagnamento”.

Secondo la Corte la cumulabilità discende dalla diversa funzione che contraddistingue le due provvidenze, che tendono, nell’uno caso, a sopperire alla condizione di bisogno di chi a causa dell’invalidità non é in grado di procacciarsi i necessari mezzi di sostentamento, nell’altro, a consentire ai soggetti non autosufficienti condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana, dovendosi considerare, nella valutazione complessiva dello stato di inabilità totale, l’eventuale concorso della cecità parziale con le altre minorazioni nel determinare la perdita di autonomia e autosufficienza che dà diritto all’indennità di accompagnamento.