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Sei un professionista che sta pensando seriamente di mettersi in proprio oppure un dipendente che vuole avviare un’attività come secondo lavoro? Questa guida fa per te.
Sono sempre di più le persone che si chiedono se conviene aprire la partita IVA e quale regime scegliere: meglio il regime forfettario o ordinario?
In quest’articolo ti spiegherò come funziona il regime forfettario, chi può accedervi, quali sono i suoi vantaggi per chi lavora in proprio e quante le tasse da pagare nel 2020.
Tutto in parole semplici.
Vuoi scoprire se sei pronto per aprire la partita IVA con regime forfettario? Continua a leggere e per saperne di più.

 

Che cos’è il regime forfettario?

Aprire la partita IVA con regime forfettario significa scegliere un regime fiscale agevolato che ti permette di pagare il 5% di tasse sul reddito per i primi 5 anni e il 15% dal sesto anno in poi. Le tasse e i contributi previdenziali, salvo poche eccezioni, sono pagate in base a quanto fatturi: se guadagni 0 paghi 0.
Se devi scegliere tra regime forfettario o ordinario, è bene che tu sappia che la caratteristica principale del regime forfettario è il calcolo su base forfettaria delle spese che dovrai sostenere per la tua attività. Ciò significa che lo Stato sa già che avrai delle spese e, col regime forfettario, l’aliquota del 5% e del 15% sarà applicata soltanto su una parte del fatturato. Questa parte di fatturato è calcolata in base al coefficiente di redditività, una percentuale prefissata che cambia a seconda della categoria professionale di cui fai parte.
Facciamo un esempio: sei un commerciante e fatturi 50.000 euro l’anno; il coefficiente di redditività per la categoria dei commercianti è 40%. Quale sarà il tuo reddito imponibile, cioè il guadagno su cui verranno applicate effettivamente le tasse? Il 40% di 50.000, cioè 20.000 euro.

Hai ancora qualche dubbio? Non ti resta che continuare a leggere: più avanti esamineremo un modello di calcolo guadagno netto partita IVA regime forfettario.

Partita IVA con regime forfettario: requisiti

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Partiamo con una premessa: non si possono costituire società di persone o società di capitali beneficiando della partita IVA con regime forfettario.
Possono scegliere il regime forfettario soltanto le persone fisiche, in altre parole i singoli lavoratori, che esercitano attività di impresa, arti o libera professione.

Ma nella pratica quali sono i requisiti per accedere a questo regime fiscale agevolato?
Possono aprire una partita IVA in regime forfettario i contribuenti che nell’anno precedente abbiano:

  • percepito compensi NON superiori a 65.000 euro;
  • sostenuto spese NON superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi accessori.

Le nuove attività per i primi 5 anni pagheranno il 5 percento di tasse e dal sesto anno in poi il 15 percento. Tutte le altre attività che rispettano i requisiti di accesso e sono state aperte in precedenza possono convertirsi al forfettario e pagare il 15% di tasse sull’imponibile.

Sono un lavoratore dipendente: anche io posso aprire la partita IVA con regime forfettario?

Sì, puoi accedere al regime forfettario se nell’anno precedente all’apertura della partita IVA non hai percepito redditi di lavoro dipendente o assimilato superiori ai 30 mila euro.
In altre parole, se sei un dipendente o un pensionato che non hai fatturato più di 30 mila euro, con il regime forfettario puoi fatturare fino a 65.000 euro all’aliquota del 5% senza che i tuoi redditi si cumulino. Inoltre se sei un lavoratore dipendente full time non dovrai versare ulteriori contributi all’INPS.

Niente male se stai pensando di metterti in proprio e per il momento non vuoi mollare il tuo lavoro dipendente.

Che cos’è il codice ATECO e perché è importante

Il codice ATECO è il codice fiscale di ogni attività economica italiana perché identifica il settore economico e le sottocategorie di cui fa parte.
Per te che stai valutando di aprire la partita IVA con regime forfettario è molto importante scegliere il codice ATECO giusto perché da questa combinazione alfanumerica dipenderà il coefficiente di redditività della tua attività, quindi il reddito imponibile, le tasse e i contributi previdenziali che pagherai all’INPS.

Niente paura! Il tuo commercialista o consulente finanziario di fiducia sapranno indicarti quale codice ATECO dovresti scegliere all’apertura della tua partita IVA.

Tasse e contributi

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Vediamo con un esempio pratico a quanto ammontano le tasse e i contributi previdenziali di un libero professionista con il regime forfettario.

Il protagonista del nostro esempio è organizzatore di eventi, cioè un professionista il cui coefficiente di redditività è pari al 78%.
Per calcolare il reddito imponibile, cioè quella parte di fatturato su cui saranno applicate le tasse, sottraiamo al ricavo totale i costi forfettari scaricabili.
Abbiamo già visto a grandi linee come funziona il regime forfettario; forse ti ricorderai che i costi aziendali che possono essere scaricati sono calcolati dallo stato in modo ipotetico in base a una percentuale che, nel caso degli organizzatori di eventi, è pari al 22% del fatturato. Quindi, se il ricavo annuo del nostro lavoratore è di 20.000 euro, i costi aziendali ammontano a 4.400 euro, cioè il 22% del totale. Questa quota non sarà presa in considerazione per il calcolo delle tasse e dei contributi previdenziali.

Il reddito imponibile è uguale alla differenza tra:


20.000 euro di ricavo totale – 4.400 euro dei costi scaricabili = 15.600 euro


A quanto ammonta l’imposta sostitutiva IRPEF? Al 5% dell’imponibile per i primi 5 anni di attività e 15% dal sesto anno in poi:


5% di 15.600 Euro = 780 euro.


Se vuoi sapere a quanto ammontano i contributi previdenziali per tutti i liberi professionisti senza una cassa di previdenza ti suggerisco un ottimo video per approfondire l’argomento:

Conclusioni

Alla fine di quest’articolo avrai più chiaro come funziona il regime forfettario, chi ne ha diritto, quante tasse si pagano con un’aliquota ridotta, cos’è – e perché è importante – il codice ATECO.
Non solo liberi professionisti quindi, ma anche i lavoratori dipendenti possono coronare il sogno dell’attività in proprio grazie a questo regime fiscale agevolato.
Se stai fatturando con ritenuta d’acconto senza partita IVA, è arrivato anche per te il momento di valutare il regime forfettario. Sappi che, nonostante le troppe chiacchiere che circolano a proposito, non dovrai pagare una marea di tasse.
Ricorda: paghi in base a quanto fatturi, e se fatturi 0 paghi 0.
Quanto ti costa provare?